Marinaio Battista "Gianni" Pasqua

reduce della Guerra
1940-1945

Sottocapo della nave Vivaldi Ugolino

Nato a Gargnano (BS) (Lago di Garda) il 3 dicembre 1919,

morto a Castelli Calepio (Cividino) (BG) il 13 settembre 1971




La nave Vivaldi Ugolino


E' stato un esploratore (1928-1938) e successivamente un cacciatorpediniere della Regia Marina (1938-1943).


Il Vivaldi prese nome dal navigatore genovese Ugo Vivaldi, del quale nel 1921 si persero le tracce dopo che, insieme al fratello Vadino, si era avventurato su fragili galee oltre lo Stretto di Gibilterra dirigendosi poi a sud lungo le coste africane.

Il Vivaldi ebbe fin dagli inizi una carriera operativa intensa e ricca di azioni: partecipò a numerose missioni di squadra e di scorta ai convogli, nelle quali si distinse sempre per la sua aggressività sia offensiva che difensiva, e per il valore dimostrato che gli meritò lamedaglia d'argento . Partecipò alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940.

Nella notte tra il 7 e l'8 gennaio 1941, insieme ai gemelli Da Noli, Malocello e Targo ed alle torpediniere Vega e Sagittario, effettuò la posa dei campi minati «X 2» ed «X 3» (180 mine ciascuno) al largo di Capo Bon.

Il 3 gennaio 1942 salpò da Messina unitamente ai cacciatorpediniere Bersagliere, Fuciliere, Usodimare e Da Recco per scortare a Tripoli, nell'ambito dell'operazione «M 43» (tre convogli per la Libia con in mare complessivamente 6 mercantili, 6 cacciatorpediniere e 5 torpediniere).

Nel 1943 Vivaldi e Da Noli, al largo di Razzoli, nelle bocche di Bonifacio, si scontrarono con i Tedeschi. Da Noli ebbe la sorte peggiore: lievemente danneggiato dal tiro delle batterie delle batterie costiere tedesche della Corsica, mentre manovrava per allontanarsi, urtò una mina che ne provocò il rapido affondamento.


Il Vivaldi fu attaccato da bombardieri tedeschi Dornier Do 217: nonostante la reazione delle artiglierie contraeree della nave, una bomba radioguidata Henschel Hs 293  colpì l'unità arrecandole ulteriori danni. Appruato e quasi fermo a mezzanotte, il Vivaldi continuò nella sua sempre più difficoltosa navigazione, ma alle 5.30 del 10 settembre, dopo aver passato l'Asinara, non potendo più proseguire, fu dato l'ordine di abbandonare la nave e di autoaffondarla.

Nell'autoaffondamento rimase a bordo il capitano di corvetta Alessandro Cavriani e il capo meccanico Virginio Fasan che scomparvero entrambi con la nave che colava a picco a 50 miglia di distanza dall'Asinara. Ai due ufficiali e' stata conferita la medaglia d'oro al valore militare.

Nel corso del conflitto l'unità aveva svolto 155 missioni di guerra per un totale di 59.991 miglia percorse e 3691 ore di moto.

il motto della nave

Con la prora diritta a gloria e a morte

     ( tratto da La notte di Caprera (da Elettra, 1903) di Gabriele D'Annunzio )


Caratteristiche:

- Equipaggio:  15 ufficiali, 215 tra sottufficiali e marinai

- Artiglieria:

  6 pezzi Ansaldo 120/50 Mod. 1926

  2 mitragliere 40/39 mm

  8 mitragliere da 13,2 mm

- Siluri: 4-6 tubi lanciasiluri da 533 mm

- Altro: 2 tramogge per bombe di profondità


Altri Reduci di Guerra




Belometti Giovanni

Nato a Palosco il 21 Agosto 1921

Morto a Palosco il 14 Maggio 1985

reduce di guerra della Nave Quarnaro




La Nave Quarnaro


La Regia Nave Officina - Trasporto Nafta "Quarnaro" venne impostata il 21/2/1922 presso i Cantieri Scoglio Ulivi di Pola.

Varata il 30/7/1924, fu completata e consegnata alla Regia Marina l' 8/1/1927.

Prese il nome "Quarnaro" dal Golfo dell'Adriatico posto fra le coste orientali dell'Istria e l'isola di Cherso che, secondo la definizione espressa dal sommo poeta Dante Alighieri, "Italia chiude e i suoi termini bagna".

CARATTERISTICHE

Dislocamento:

7.386 tonn.;

Lunghezza:

114,8 mt.

Larghezza:

14,8 mt.

Immersione:

normale: 6,1 mt.

Apparato motore:

1 motrice alternativa a triplice espansione

3 caldaie cilindriche a nafta

1 elica

Combustibile:

1.381 tonn. nafta

Potenza:

2.300 HP nominali

Velocità:

12 nodi

Armamento:

3 cannoni rigati da 102 mm.

2 mitragliere


ATTIVITA'

La Regia Nave Officina - Trasporto Nafta "Quarnaro", sia in tempo di pace che in periodo bellico, svolse notevole opera come nave di supporto logistico alle Unità di Squadra. Venne dislocata nelle basi navali di Augusta, Napoli, Messina, Palermo, Napoli e Navarino (Grecia).

Nei primi mesi del 1943 lasciò Navarino per far ritorno nelle acque metropolitane.


La Regia Nave Officina Nave "Quarnaro" dipendeva dal Comando Forze Navali.

Alla proclamazione dell'armistizio, la sera dell' 8 settembre 1943, il "Quarnaro" si trovava dislocato già da qualche tempo a Gaeta, ormeggiato all'interno del porto militare S. Antonio.

Il Comandante, cap. di vascello Pietro Milella, era in missione a Roma e della nave era responsabile il Comandante in 2a., cap. di corvetta Aniello Guida.


(foto Ufficio Storico Marina Militare)

Quando, alle ore 19.45 circa, giunse via radio la voce del Maresciallo Badoglio che annunciava la proclamazione dell'armistizio, la prima reazione fu una prorompente euforia: sulle Unità i marinai correvano come pazzi da poppa a prua, saltando, urlando, abbracciandosi.

Con il passare delle ore, attenuatosi l'iniziale entusiasmo, sorse la consapevolezza che Comandanti ed equipaggi si trovavano abbandonati a se stessi senza sapere se fuggire o se continuare ad attendere direttive dall'alto. Venne ordinato di distribuire le armi a tutti e di rinforzare i servizi di guardia, considerato che a Gaeta, oltre ad alcune motozattere, i tedeschi erano presenti in forze sulle colline circostanti.

Nel frattempo automezzi tedeschi avevano cominciato a penetrare in città. Alle ore 2.20 del 9 settembre vi fu un attacco aereo tedesco e soldati germanici cominciarono ad affluire verso la banchina dove era ormeggiato il "Quarnaro"; altri penetravano di sorpresa nei locali della caserma del distaccamento Marina impossessandosi di armi automatiche e di fucili senza incontrare opposizione, perché il personale era ancora nel ricovero antiaereo.

Quasi contemporaneamente i tedeschi tentavano anche la cattura delle tre corvette, ma per la pronta reazione degli equipaggi, queste unità riuscivano fortunosamente a prendere il largo. Sfuggivano alla cattura anche il sommergibile "Axum" e la nave ospedale "Toscana".

Il "Quarnaro" non era riuscito a partire come le altre unità perchè disponeva di un apparato motore a vapore che abbisognava di molte ore per l'approntamento.

Appena i marinai uscirono dal ricovero, si accese una furiosa lotta contro i tedeschi: con le armi individuali e qualche mitragliatrice gli italiani diedero battaglia, appoggiati dall'equipaggio e dalle armi di bordo del "Quarnaro", contro il quale i germanici avevano aperto il fuoco. Per lungo tempo la zona del porto e quelle contigue furono teatro di accaniti scontri.

I combattimenti durarono tutta la notte, con morti e feriti da ambo le parti, ma al mattino del 9 settembre la situazione era ristabilita: in mano italiana restavano la caserma e il "Quarnaro". Verso le ore 09.00 i tedeschi, usciti sconfitti negli scontri notturni, riaprivano il fuoco con armi automatiche e cannoni leggeri contro il "Quarnaro", colpendolo ripetutamente. Dalla nave i marinai risposero con maggior vigore ed accanimento.

Alle ore 12.00 circa i tedeschi, rafforzati da soverchianti forze motorizzate e meccanizzate, a seguito di frenetiche trattative, riuscirono ad imporre il "cessate il fuoco" all'intero presidio di Gaeta, impossibilitato a continuare la resistenza al nemico. I combattimenti cessarono definitivamente verso le ore 14.00.

Verso le 18.00 fu impartito l'ordine che i marinai, dopo aver consegnato armi e munizioni, consentissero che una pattuglia tedesca restasse a bordo per vigilanza, mentre Comando ed equipaggio avrebbero continuato a svolgere il loro servizio. Ovviamente, non potè non accadere che la pattuglia di vigilanza si trasformasse in reparto di cattura.

Il "Quarnaro", con poca acqua sotto la chiglia e notevolmente danneggiato dai colpi ricevuti, si trovò nella impossibilità di autoaffondarsi; fu così catturato dai Tedeschi.

La Nave rimase abbandonata diversi giorni e dovette subire il saccheggio di sbandati, di detenuti evasi dal reclusorio militare, di civili che tentavano di risolvere problemi di approvvigionamento.

Il 20 settembre una piccola squadra di genieri tedeschi, nell'intento di ostruire il porto militare, salì a bordo del "Quarnaro", lo minò in punti vitali, appiccando anche il fuoco in diverse zone. Tagliati gli ormeggi, la nave fu mandata alla deriva. Percorsi un centinaio di metri, le cariche esplosero e la nave rovesciatasi immediatamente sul fianco sinistro affondò su un basso fondale.

Come riferiscono diverse testimonianze, erano le ore 15.00 circa.

(foto Washington National Archives)

Il relitto della Regia Nave Officina "Quarnaro" in due foto scattate presumibilmente da un ricognitore alleato nel maggio 1944.

Tutta la fiancata destra e le sovrastrutture rimasero in emersione e lo scafo, dopo aver continuato a bruciare per diverse ore, restò semisommerso a testimoniare i tragici eventi appena accaduti.

Il relitto della Regia Nave Officina "Quarnaro", venne recuperato nel 1949 e demolito. Al recupero partecipò un folto gruppo di maestranze locali.